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Decreto del Presidente della Repubblica 24 Luglio 1996, n. 503
Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici.

Pubblicato nella Gazz. Uff. 27 settembre 1996, n. 227, S.O.
Epigrafe
Premessa
1. Definizioni ed oggetto.
2. Contrassegni.
3. Aree edificabili.
4. Spazi pedonali.
5. Marciapiedi.
6. Attraversamenti pedonali.
7. Scale e rampe.
8. Servizi igienici pubblici.
9. Arredo urbano.
10. Parcheggi.
11. Circolazione e sosta dei veicoli al servizio di persone disabili.
12. Contrassegno speciale.
13. Norme generali per gli edifici.
14. Modalità di misura.
15. Unità ambientali e loro componenti.
16. Spazi esterni di pertinenza dell'edificio e loro componenti.
17. Segnaletica.
18. Raccordi con la normativa antincendio.
19. Deroghe e soluzioni alternative.
20. Elaborati tecnici.
21. Verifiche.
22. Aggiornamento e modifica delle prescrizioni.
23. Edifici scolastici.
24. Tranvie, filovie, linee automobilistiche, metropolitane.
25. Treni, stazioni, ferrovie.
26. Servizi di navigazione marittima: navi nazionali.
27. Servizi di navigazione interna.
28. Aerostazioni.
29. Servizi per viaggiatori.
30. Modalità e criteri di attuazione.
31. Impianti telefonici pubblici.
32.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l'art. 87 della Costituzione;
Vista la legge 30 marzo 1971, n. 118, recante conversione in legge del decreto-legge 0 gennaio 1971, n. 5, ed in particolare l'art. 27 concernente le barriere architettoniche e trasporti pubblici;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, recante regolamento di attuazione dell'art. 27 della legge 30 marzo 1971, n. 118;
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104;
Visto il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;
Considerata la esigenza di aggiornare le disposizioni del predetto regolamento;
Visto l'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell'adunanza generale del 4 luglio 1994;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 12 luglio 1996;
Sulla proposta del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con i Ministri dell'interno,
per la solidarietà sociale, del tesoro, della pubblica istruzione, dei trasporti e della navigazione, della sanità, del lavoro e della previdenza sociale e delle poste e delle telecomunicazioni;
Emana il seguente regolamento:

TITOLO I

Scopi e campo di applicazione

1. Definizioni ed oggetto.
1. Le norme del presente regolamento sono volte ad eliminare gli impedimenti comunemente definiti «barriere architettoniche».

2. Per barriere architettoniche si intendono:

a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;

b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.

3. Le presenti norme si applicano agli edifici e spazi pubblici di nuova costruzione, ancorché di carattere temporaneo, o a quelli esistenti qualora sottoposti a
ristrutturazione. Si applicano altresì agli edifici e spazi pubblici sottoposti a qualunque altro tipo di intervento edilizio suscettibile di limitare l'accessibilità e la
visibilità, almeno per la parte oggetto dell'intervento stesso. Si applicano inoltre agli edifici e spazi pubblici in tutto o in parte soggetti a cambiamento di destinazione se finalizzata all'uso pubblico, nonché ai servizi speciali di pubblica utilità di cui al successivo titolo VI.

4. Agli edifici e spazi pubblici esistenti, anche se non soggetti a recupero o riorganizzazione funzionale, devono essere apportati tutti quegli accorgimenti che
possono migliorarne la fruibilità sulla base delle norme contenute nel presente regolamento.

5. In attesa del predetto adeguamento ogni edificio deve essere dotato, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, a cura dell'Amministrazione pubblica che utilizza l'edificio, di un sistema di chiamata per attivare un servizio di assistenza tale da consentire alle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale la fruizione dei servizi espletati.

6. Agli edifici di edilizia residenziale pubblica ed agli edifici privati compresi quelli aperti al pubblico si applica il decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno
1989, n. 236.

7. Non possono essere erogati contributi o agevolazioni da parte dello Stato e di altri enti pubblici per la realizzazione di opere o servizi pubblici non conformi alle norme di cui al presente regolamento.

2. Contrassegni.
1. Gli edifici, i mezzi di trasporto e le strutture costruite, modificate o adeguate tenendo conto delle norme per l'eliminazione delle barriere, devono recare in posizione agevolmente visibile il simbolo di «accessibilità» secondo il modello di cui all'allegato A.

2. È fatta salva la specifica simbologia dell'Organizzazione internazionale della aviazione civile ove prescritta. 3. Il sistema di chiamata di cui all'art. 1 deve essere
posto in luogo accessibile e contrassegnato con il simbolo di «accessibilità condizionata» secondo il modello di cui all'allegato B.

4. Uffici, sale per riunioni, conferenze o spettacoli, posti telefonici pubblici ovvero apparecchiature quali ascensori e telefoni che assicurano servizi di comunicazione per sordi, devono recare in posizione agevolmente visibile il simbolo internazionale di accesso alla comunicazione per le persone sorde di cui all'allegato C.

TITOLO II
Aree edificabili, opere di urbanizzazione e opere di arredo urbano 3. Aree edificabili.
1. Nell'elaborazione degli strumenti urbanistici le aree destinate a servizi pubblici sono scelte preferendo quelle che assicurano la progettazione di edifici e spazi privi di barriere architettoniche.

4. Spazi pedonali.
1. I progetti relativi agli spazi pubblici e alle opere di urbanizzazione a prevalente fruizione pedonale devono prevedere almeno un percorso accessibile in grado di consentire con l'utilizzo di impianti di sollevamento ove necessario, l'uso dei servizi, le relazioni sociali e la fruizione ambientale anche alle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. Si applicano, per quanto riguarda le caratteristiche del suddetto percorso, le norme contenute ai punti 4.2.1., 4.2.2. e 8.2.1., 8.2.2. del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, e, per quanto riguarda le caratteristiche degli eventuali impianti di sollevamento, le norme contenute ai punti 4.1.12., 4.1.13. e 8.1.12., 8.1.13. dello stesso decreto, con le successive prescrizioni elaborate dall'ISPESL e dall'U.N.I. in conformità alla normativa comunitaria.

5. Marciapiedi.
1. Per i percorsi pedonali in adiacenza a spazi carrabili le indicazioni normative di cui ai punti 4.2.2. e 8.2.2. del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, valgono limitatamente alle caratteristiche delle pavimentazioni ed ai raccordi tra marciapiedi e spazi carrabili.
2. Il dislivello, tra il piano del marciapiede e zone carrabili ad esso adiacenti non deve comunque superare i 15 cm.
3. La larghezza dei marciapiedi realizzati in interventi di nuova urbanizzazione deve essere tale da consentire la fruizione anche da parte di persone su sedia a ruote.

6. Attraversamenti pedonali.
1. Nelle strade ad alto volume di traffico gli attraversamenti pedonali devono essere illuminati nelle ore notturne o di scarsa visibilità. 2. Il fondo stradale, in prossimità dell'attraversamento pedonale, potrà essere differenziato mediante rugosità poste su manto stradale al fine di segnalare la necessità di moderare la velocità.
3. Le piattaforme salvagente devono essere accessibili alle persone su sedia a ruote.
4. Gli impianti semaforici, di nuova installazione o di sostituzione, devono essere dotati di avvisatori acustici che segnalano il tempo di via libera anche a non vedenti e, ove necessario, di comandi manuali accessibili per consentire tempi sufficienti per l'attraversamento da parte di persone che si muovono lentamente.
5. La regolamentazione relativa agli impianti semaforici è emanata con decreto del Ministro dei lavori pubblici.

7. Scale e rampe.
1. Per le scale e le rampe valgono le norme contenute ai punti 4.1.10., 4.1.11. e 8.1.10., 8.1.11. del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236. I percorsi che superano i 6 metri di larghezza devono essere, di norma, attrezzati anche con corrimano centrale.

8. Servizi igienici pubblici.
1. Per i servizi igienici valgono le norme contenute ai punti 4.1.6. e 8.1.6. del decreto
del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236. Deve essere prevista l'accessibilità ad almeno un w.c. ed un lavabo per ogni nucleo di servizi installato.
9. Arredo urbano.
1. Gli elementi di arredo nonché le strutture, anche commerciali, con funzione di arredo urbano da ubicare su spazi pubblici devono essere accessibili, secondo i criteri di cui all'art. 4 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
2. Le tabelle ed i dispositivi segnaletici devono essere installati in posizione tale da
essere agevolmente visibili e leggibili. 3. Le tabelle ed i dispositivi segnaletici di cui
al comma 2, nonché le strutture di sostegno di linee elettriche, telefoniche, di impianti di illuminazione pubblica e comunque di apparecchiature di qualsiasi tipo, sono installate in modo da non essere fonte di infortunio e di intralcio, anche a persone su sedia a ruote.
4. I varchi di accesso con selezione del traffico pedonale devono essere sempre dotati di almeno una unità accessibile.
10. Parcheggi.
1. Per i parcheggi valgono le norme di cui ai punti 4.2.3 e 8.2.3 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.

2. Per i posti riservati disposti parallelamente al senso di marcia, la lunghezza deve essere tale da consentire il passaggio di una persona su sedia a ruote tra un veicolo e l'altro. Il requisito si intende soddisfatto se la lunghezza del posto auto non è inferiore a 6 m; in tal caso la larghezza del posto auto riservato non eccede quella di un posto auto ordinario.

3. I posti riservati possono essere delimitati da appositi dissuasori.
11. Circolazione e sosta dei veicoli al servizio di persone disabili.
1. Alle persone detentrici del contrassegno di cui all'art. 12 viene consentita, dalle autorità competenti la circolazione e la sosta del veicolo al loro specifico servizio, purché ciò non costituisca grave intralcio al traffico, nel caso di sospensione o limitazione della circolazione per motivi di sicurezza pubblica, di pubblico interesse o per esigenze di carattere militare, ovvero quando siano stati stabiliti obblighi o divieti di carattere permanente o temporaneo, oppure quando sia stata vietata o limitata la sosta.
2. Le facilitazioni possono essere subordinate alla osservanza di eventuali motivate condizioni e cautele.
3. La circolazione e la sosta sono consentite nelle «zone a traffico limitato» e «nelle aree pedonali urbane», così come definite dall'art. 3 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (2), qualora è autorizzato l'accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l'espletamento di servizi di trasporto di pubblica utilità.

4. Per i percorsi preferenziali o le corsie preferenziali riservati oltre che ai mezzi di trasporto pubblico collettivo anche ai taxi, la circolazione deve intendersi consentita anche ai veicoli al servizio di persone invalide detentrici dello speciale contrassegno di cui all'art. 12.

5. Nell'ambito dei parcheggi o delle attrezzature per la sosta, muniti di dispositivi di controllo della durata della sosta ovvero con custodia dei veicoli, devono essere riservati gratuitamente ai detentori del contrassegno almeno 1 posto ogni 50 o frazione di 50 posti disponibili.

6. I suddetti posti sono contrassegnati con il segnale di cui alla figura 79/a art. 120 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495.

12. Contrassegno speciale.
1. Alle persone con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta è rilasciato dai comuni, a seguito di apposita documentata istanza, lo speciale contrassegno di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 (2), che deve essere apposto sulla parte anteriore del veicolo.
2. Il contrassegno è valido per tutto il territorio nazionale.
3. La normativa di cui al presente articolo si intende estesa anche alla categoria dei non vedenti.

TITOLO III
Struttura edilizia in generale
13. Norme generali per gli edifici.
1. Le norme del presente regolamento sono riferite alle generalità dei tipi edilizi.
2. Negli edifici pubblici deve essere garantito un livello di accessibilità degli spazi
interni tale da consentire la fruizione dell'edificio sia al pubblico che al personale in
servizio, secondo le disposizioni di cui all'art. 3 del decreto del Ministro dei lavori
pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
3. Per gli spazi esterni di pertinenza degli stessi edifici, il necessario requisito di
accessibilità si considera soddisfatto se esiste almeno un percorso per l'accesso
all'edificio fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria
o sensoriale.
4. Le normative specifiche riguardanti singoli tipi edilizi possono articolare o limitare
il criterio generale di accessibilità in relazione alla particolarità del tipo.
5. In sede di definizione e di applicazione di norme concernenti specifici settori,
quali sicurezza, contenimento consumi energetici, tutela ambientale, ecc., devono
essere studiate o adottate, nel rispetto di tale normative, soluzioni conformi alle
disposizioni del presente regolamento.
6. Per gli alloggi di servizio valgono le disposizioni di cui all'art. 3.3 del decreto del
Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, relative agli alloggi di edilizia
residenziale sovvenzionata.
7. Negli interventi di recupero, gli eventuali volumi aggiuntivi relativi agli impianti
tecnici di sollevamento non sono computabili ai fini della volumetria utile. ------------
14. Modalità di misura.
1. Per le modalità di misura dei componenti edilizi e per le caratteristiche degli spazi
di manovra con la sedia a ruote valgono le norme stabilite al punto 8.0 del decreto
del Ministro dei lavori pubblici del 14 giugno 1989, n. 236.
15. Unità ambientali e loro componenti.
1. Per le unità ambientali e loro componenti come porte, pavimenti, infissi esterni,
arredi fissi, terminali degli impianti, servizi igienici, cucine, balconi e terrazze,
percorsi orizzontali, scale, rampe, ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici,
autorimesse, valgono le norme stabilite ai punti 4.1 e 8.1 del decreto del Ministro dei
lavori pubblici del 14 giugno 1989, n. 236.
16. Spazi esterni di pertinenza dell'edificio e loro componenti.
1. Per gli spazi esterni di pertinenza dell'edificio e loro componenti come percorsi,
pavimentazioni e parcheggi valgono le norme stabilite ai punti 4.2 e 8.2 del decreto
del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
17. Segnaletica.
1. Per la segnaletica valgono le norme stabilite al punto 4.3 del decreto del Ministro
dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
18. Raccordi con la normativa antincendio.
1. Per i raccordi con la normativa antincendio, ferme restando le disposizioni vigenti
in materia di sistemi di via d'uscita, valgono le norme stabilite al punto 4.6 del
decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
TITOLO IV
Procedure
19. Deroghe e soluzioni alternative.
1. Le prescrizioni del presente regolamento, sono derogabili solo per gli edifici o loro
parti che, nel rispetto di normative tecniche specifiche, non possono essere realizzati
senza dar luogo a barriere architettoniche, ovvero per singoli locali tecnici il cui
accesso è riservato ai soli addetti specializzati.
2. Negli edifici esistenti sono ammesse deroghe alle norme del presente regolamento
in caso di dimostrata impossibilità tecnica connessa agli elementi strutturali o
impiantistici.
3. Per gli edifici soggetti al vincolo di cui all'art. 1 della legge 29 giugno 1939, n.
1497 (3), e all'art. 2 della legge 1 giugno 1939, n. 1089 (4), la deroga è consentita nel
caso in cui le opere di adeguamento costituiscono pregiudizio per valori storici ed
estetici del bene tutelato, in tal caso il soddisfacimento del requisito di accessibilità è
realizzato attraverso opere provvisionali ovvero, in subordine, con attrezzature
d'ausilio e apparecchiature mobili non stabilmente ancorate alle strutture edilizie. La
mancata applicazione delle presenti norme deve essere motivata con la specificazione
della natura e della serietà del pregiudizio.
4. La deroga è concessa dall'amministrazione cui è demandata l'approvazione del
progetto e della stessa si dà conto nell'ambito dell'atto autorizzativo. La stessa deroga
viene inoltre comunicata alla Commissione di cui all'art. 22.
5. Sono ammesse eventuali soluzioni alternative, così come definite all'art. 7.2 del
decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, purché rispondenti ai
criteri di progettazione di cui all'art. 4 dello stesso decreto.
20. Elaborati tecnici.
1. Gli elaborati tecnici devono chiaramente evidenziare le soluzioni progettuali e gli
accorgimenti tecnici adottati per garantire il rispetto delle prescrizioni
di cui al presente regolamento.
2. Al fine di consentire una più chiara valutazione di merito, gli elaborati tecnici
devono essere accompagnati da una relazione specifica contenente la descrizione
delle soluzioni progettuali e delle opere previste per la eliminazione delle barriere
architettoniche, degli accorgimenti tecnico-strutturali ed impiantistici e dei materiali
previsti a tale scopo.
3. Quando vengono proposte soluzioni alternative la relazione di cui al comma 2
corredata dai grafici necessari, deve essere integrata con l'illustrazione delle
alternative e dell'equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili.
21. Verifiche.
1. In attuazione dell'art. 24, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, è fatto
obbligo di allegare ai progetti delle opere di cui al presente regolamento, la
dichiarazione del professionista che ha progettato l'opera attestante la conformità
degli elaborati alle disposizioni contenute nel regolamento stesso e che illustra e
giustifica eventuali deroghe o soluzioni tecniche alternative.
2. Spetta all'amministrazione cui è demandata l'approvazione del progetto,
l'accertamento e l'attestazione di conformità; l'eventuale attestazione di non
conformità del progetto o il mancato accoglimento di eventuali deroghe o soluzioni
tecniche alternative devono essere motivati.
22. Aggiornamento e modifica delle prescrizioni.
1. Sono attribuiti alla commissione permanente istituita ai sensi dell'art. 12 del
decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, la soluzione dei
problemi tecnici derivanti dall'applicazione della presente normativa, l'esame o
l'elaborazione delle proposte di aggiornamento e modifica, nonché il parere per le
proposte di aggiornamento delle normative specifiche di cui all'art. 13. Gli enti locali,
gli istituti universitari, i singoli professionisti possono proporre soluzioni alternative
alla commissione la quale, in caso di riconosciuta idoneità, può utilizzarle per le
proposte di aggiornamento del presente regolamento.
TITOLO V
Edilizia scolastica
23. Edifici scolastici.
1. Gli edifici delle istituzioni prescolastiche, scolastiche, comprese le università e
delle altre istituzioni di interesse sociale nel settore della scuola devono assicurare la
loro utilizzazione anche da parte di studenti non deambulanti o con difficoltà di
deambulazione.
2. Le strutture interne devono avere le caratteristiche di cui agli articoli 7, 15, e 17, le
strutture esterne quelle di cui all'art. 10. 3. L'arredamento, i sussidi didattici e le
attrezzature necessarie per assicurare lo svolgimento delle attività didattiche devono
avere caratteristiche particolari per ogni caso di invalidità (banchi, sedie, macchine
da scrivere, materiale Braille, spogliatoi, ecc.).
4. Nel caso di edifici scolastici a più piani senza ascensore, la classe frequentata da
un alunno non deambulante deve essere situata in un'aula al pianterreno raggiungibile
mediante un percorso continuo orizzontale o raccordato con rampe.
TITOLO VI
Servizi speciali di pubblica utilità
24. Tranvie, filovie, linee automobilistiche, metropolitane.
1. Sui mezzi di trasporto tranviario, filoviario, metropolitano, devono essere riservati
a persone con limitate capacità motorie deambulanti almeno tre posti a sedere in
prossimità della porta di uscita.
2. Alle persone con ridotta capacità motoria è consentito l'accesso dalla porta di
uscita.
3. All'interno di almeno un'autovettura del convoglio deve essere riservata una
piattaforma di spazio sufficientemente ampio per permettere lo stazionamento di
sedia a ruote, senza intralciare il passaggio.
4. Tale spazio riservato deve essere dotato di opportuni ancoraggi, collocati in modo
idoneo per consentire il bloccaggio della sedia a ruote.
5. Nelle stazioni metropolitane devono essere agevolati l'accesso e lo stazionamento
su sedia a ruote, anche con l'installazione di idonei ascensori e rampe a seconda dei
dislivelli, al fine di consentire alle persone non deambulanti di accedere con la
propria sedia a ruote al piano di transito della vettura della metropolitana.
6. I veicoli adibiti al trasporto in comune di persone su strada ad uso pubblico devono
rispondere alle caratteristiche costruttive di cui al decreto del Ministro dei trasporti
18 luglio 1991.
25. Treni, stazioni, ferrovie.
1. Le principali stazioni ferroviarie devono essere dotate di passerelle, rampe mobili
o altri idonei mezzi di elevazione al fine di facilitare l'accesso alle stesse ed ai treni
alle persone con difficoltà di deambulazione. In relazione alle specifiche esigenze
tecniche degli impianti ferroviari è consentito il superamento, mediante rampe
inclinate, anche di dislivelli superiori a m. 3,20. In assenza di rampe, ascensori, o
altri impianti necessari per un trasferimento da un marciapiede ad un altro, il disabile
su sedia a ruote può utilizzare i passaggi di servizio a raso purché accompagnato da
personale di stazione appositamente autorizzato, ad integrazione di quanto previsto
dall'art. 21 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 753 (6).
2. Il sistema di chiamata per l'espletamento del servizio di assistenza, previsto dal
comma 5 dell'art. 1, deve essere realizzato nelle principali stazioni presenziate dal
personale ferroviario, mediante l'attivazione di appositi centri di assistenza
opportunamente pubblicizzati.
3. Per consentire la sistemazione del disabile su sedia a ruote all'interno delle
carrozze ferroviarie deve essere opportunamente attrezzato un adeguato numero di
carrozze da porre in composizione di alcuni treni in circolazione su linee principali.
4. L'ente che gestisce il servizio è tenuto ad evidenziare i treni ed i servizi offerti alla
clientela portatrice di handicap, sia nelle stazioni che nel proprio «orario ufficiale».
5. In ogni caso deve essere riservato un numero adeguato di posti a sedere per le
persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. Il trasporto gratuito
dell'eventuale sedia a ruote è consentito in relazione alle caratteristiche del materiale
in composizione al treno.
6. Il Ministero dei trasporti, sulla base delle indicazioni fornite dal dipartimento per
la famiglia e la solidarietà sociale definisce d'intesa con quest'ultimo e tenute presenti
le peculiarità dell'esercizio ferroviario, gli interventi e la loro pianificazione, le
relative modalità di finanziamento nonché i criteri di copertura dei maggiori oneri
derivanti dall'attuazione delle norme di cui al presente articolo, entro i limiti degli
ordinari stanziamenti di bilancio.
7. Le norme del presente regolamento non sono vincolanti per gli edifici e per gli
impianti delle stazioni e delle fermate impresenziate, sprovviste cioè di personale
ferroviario sia in via temporanea che in via permanente.
26. Servizi di navigazione marittima: navi nazionali.
1. Le aperture dei portelloni di accesso a bordo impiegabili per persone con impedita
capacità motoria o sensoriale, trasportate con autovettura o sedia a ruote, devono
avere dimensioni adeguate all'agevole passaggio dell'autovettura o sedia a ruote e
non presentare pertanto soglie o scalini. Per il passaggio della sedia a ruote è
richiesta una larghezza non inferiore a m 1,50.
2 Le rampe o passerelle di accesso da terra a bordo devono avere pendenza modesta,
e comunque non superiore all'8 per cento, salvo che non siano adottati speciali
accorgimenti per garantirne la sicura agibilità per l'incolumità delle persone.
3. La zona di ponte ove si accede a bordo deve permettere il passaggio fino all'area
degli alloggi destinati alle persone con impedita capacità motoria o sensoriale con
percorso sullo stesso ponte, ovvero fino all'ascensore od alla rampa, nel caso che gli
alloggi siano su altro ponte. In tal caso la zona antistante l'ascensore o la rampa deve
avere dimensioni tali da permettere lo sbarco della persona con impedita capacità
motoria o sensoriale dall'autovettura, e il trasferimento su sedia a ruote, nonché la
manovra di essa.
4. Il percorso di cui al comma 3, raccordato da rampe deve essere privo di ostacoli,
con eventuali dislivelli non superiori di norma al 5 per cento e di larghezza, nel caso
di impiego di sedie a ruote non inferiore ad 1,50 m. La zona di ponte corrispondente
deve essere rivestita con materiale antisdrucciolevole.
Eventuali soglie e simili devono avere altezza non superiore a cm 2,5.
5. Gli ascensori accessibili alle persone su sedie a ruote devono avere le
caratteristiche rispondenti alle norme dell'art. 15. Le rampe sostitutive degli ascensori
non essendo ammesse scale se non di emergenza, devono avere le caratteristiche
rispondenti alle norme dell'art. 7 del presente regolamento.
Ascensori e rampe devono sfociare al chiuso entro l'area degli alloggi.
6. L'area degli alloggi, preferibilmente ubicata su un solo ponte, deve essere tale da
consentire, in caso di emergenza, un agevole accesso ai mezzi di sfuggita e di
salvataggio e deve avere: corridoi, passaggi e relative porte di larghezza non inferiori
a m 1,50 e privi di ostacoli; porte, comprese quelle di locali igienici, di larghezza non
inferiore a m 0,90 e provviste di agevoli dispositivi di manovra; pavimenti
antisdrucciolevoli nelle zone di passaggio; apparecchi di segnalazione per chiamata
del personale di servizio addetto alle persone con ridotta o impedita capacità motoria
o sensoriale; locali igienici riservati alle stesse persone, rispondenti alle norme
dell'art. 15.
7. Le presenti disposizioni non si applicano alle unità veloci o a sostentamento
dinamico quali aliscafi, catamarani, SES, le cui dimensioni sono tali da non rendere
ragionevole e praticabile l'applicazione delle disposizioni di cui sopra.
27. Servizi di navigazione interna.
1. Le passerelle e gli accessi alle navi devono essere larghi almeno metri uno, essere
idonei al passaggio delle sedie a ruote ed avere pendenza modesta, e comunque non
superiore all'8 per cento, salvo che non siano adottati speciali accorgimenti per
garantirne la sicura agibilità per l'incolumità delle persone. 2. Sulle navi nelle
immediate vicinanze dell'accesso deve essere ricavata una superficie di pavimento
opportunamente attrezzata per dislocarvi sedie a ruote salvo gravi difficoltà tecniche.
3. Le presenti disposizioni non si applicano alle unità veloci o a sostentamento
dinamico quali aliscafi, catamarani, SES, le cui dimensioni siano tali da non rendere
ragionevole e praticabile l'applicazione delle disposizioni di cui sopra.
28. Aerostazioni.
1. Ogni aeroporto deve essere dotato di appositi sistemi per consentire un percorso
continuo e senza ostacoli dall'aerostazione all'interno dell'aereo o viceversa.
Qualora non siano presenti pontili di imbarco, l'accesso all'aeromobile è
assicurato da elevatore a cabina chiusa.
2 . Le strutture esterne connesse agli edifici debbono avere le caratteristiche di cui
agli articoli 4, 10 e 11; le strutture interne degli edifici aperti al movimento dei
passeggeri debbono avere le caratteristiche di cui agli articoli 7, 15 e 17.
3. All'interno del mezzo aereo deve essere prevista la dotazione di sedie a ruota per
garantire, per quanto possibile, l'autonoma circolazione del passeggero disabile.
29. Servizi per viaggiatori.
1. I servizi per i viaggiatori nelle stazioni devono essere accessibili.
30. Modalità e criteri di attuazione.
1. Il Ministero dei trasporti stabilisce con propri decreti le modalità e i criteri di
attuazione delle norme del presente regolamento relative al trasporto
pubblico di persona.
31. Impianti telefonici pubblici.
1. Al fine di consentire l'uso di impianti telefonici pubblici da parte anche di persone
con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali sono adottati i seguenti criteri:
a) nei posti telefonici pubblici ubicati nei capoluoghi di provincia, deve essere
installato in posizione accessibile almeno un apparecchio posto ad una altezza
massima di 0,90 m dal pavimento e convenientemente isolato sotto il profilo
acustico. Negli uffici anzidetti, con un numero di cabine non inferiori a 10, una delle
cabine deve essere strutturata e attrezzata come segue:
1) il dislivello massimo tra il pavimento interno della speciale cabina telefonica e il
pavimento esterno non deve essere superiore a cm. 2,5; la porta di accesso deve avere
una luce netta minima di 0,85 m; l'apparecchio telefonico deve essere situato ad
un'altezza minima di 0,90 m dal pavimento; sulla parete ove è applicato l'apparecchio
deve prevedersi un sedile ribaltabile a scomparsa avente piano di appoggio ad una
altezza di 0,45 m; la mensola porta elenchi deve essere posta ad una altezza di 0,80
m; eventuali altre caratteristiche sono stabilite con decreto del Ministro delle poste e
delle telecomunicazioni;
b) in ogni comune, secondo un programma da realizzarsi gradualmente in un
quinquennio, deve essere posto a disposizione dell'utenza, preferibilmente nella sede
del locale posto telefonico pubblico, almeno un apparecchio telefonico con i requisiti
di cui alla lettera a);
c) il 5 per cento delle cabine di nuova installazione poste a disposizione del pubblico
deve essere rispondente ai requisiti di cui alla lettera a); il 5 per cento degli
apparecchi posti a disposizione del pubblico deve essere installato ad un'altezza non
superiore a 0,90 m. I predetti impianti sono dislocati secondo le esigenze prioritarie
segnalate da parte dei singoli comuni interessati.
32. 1. Sono abrogate, dalla data di entrata in vigore del presente decreto le
disposizioni di cui al decreto del Presidente della repubblica 27 aprile 1978, n. 384


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